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salotto semiserio di Chiara Sardelli
Ospiti- 1/2014 Cinzia Luigia Cavallaro
post pubblicato in ospiti, il 20 gennaio 2014


Ciao, bene arrivata e grazie mille per la tua disponibilità . I lettori di “Ospiti, Gente che viene, Gente che torna” ti conoscono principalmente attraverso il breve post a te dedicato sul blog. Vuoi presentarti ?

Sono una scrittrice con all’attivo il romanzo Sogno Amaranto e le raccolte poetiche Kairós e Dies Natalis. Inoltre, ho partecipato a pubblicazioni collettive sia narrative che poetiche. La scrittura poetica è stata presente nella mia vita fin dall’infanzia, mentre quella narrativa è arrivata nella giovinezza, precisamente dopo aver studiato lingua e letteratura inglese a Londra. Ho lavorato molti anni come traduttrice, un’ottima palestra linguistica, fino a quando ho deciso di dare fiducia e forma alla mia personale voce. Prima della scrittura, già dalla fanciullezza, la lettura è stata una presenza quotidiana; sono sempre stata una forte lettrice e anche questo è un aspetto che considero fondamentale nel mio percorso verso la scrittura.

La tua è una voce molta poetica anche quando decidi di scrivere in prosa. Come hai sviluppato questo tuo stile così personale? Che cosa ti ha aiutato di più ad uscire dall’anonimato e ad esprimere la tua voglia di scrivere?

Riguardo alla prima domanda posso dirti che credo nelle contaminazioni letterarie, quindi il mio amore in primis per la poesia, sia letta che composta, ha trovato una via per fondersi con la scrittura narrativa; ritengo dunque questa “prosa poetica” un’espressione naturale perché dentro di me convivono entrambi gli aspetti. Rispetto invece alla seconda domanda, posso solo dire che c’è un percorso di autoconoscenza e crescita anche nella creatività di uno scrittore, o almeno così è stato per me. Dopo tanto scrivere solo per il piacere di farlo, scatta qualcosa: una spinta interiore che ti fa osare e, credendoci fortemente, si arriva a condividere attraverso la pubblicazione i propri scritti.

Che rapporti mantieni con il mondo dell’editoria? Come sei riuscita a pubblicare la prima volta?

Il mio romanzo è stato pubblicato nel 2010 e tante cose sono cambiate nel mondo dell’editoria. Vi sono ora realtà che allora non esistevano ancora, o erano comunque in fase embrionale. L’idea che mi sono fatta del mondo editoriale italiano è quella di una realtà molto variegata, perciò foriera delle più svariate possibilità, ma anche piuttosto confusionaria. Lo scrittore che decide di avventurarsi nel mondo dell’editoria dispone di mappe imprecise e in continuo mutamento, o almeno questa è stata la mia esperienza. Ora che sto lavorando ad altri progetti, ci penso spesso e francamente al momento non saprei risponderti. Le strade sono tante, ognuno può scegliere quella che meglio risponde ai propri progetti ed esigenze di un particolare momento e testo preciso. Non so se ricorrerò all’editoria tradizionale o quella digitale, mentre lascio l’auto-pubblicazione come ultima alternativa. Infine, la prima pubblicazione è stata Kairós pubblicata da Giraldi Editore; come spesso e comunemente si fa, ho selezionato un certo numero di editori e l’ho scelto fra altri perché qualcosa da dentro mi diceva che era quello giusto per quel libro. E così è stato anche per gli altri due libri. Non è facile spiegare, bisogna osare e crederci fermamente.

Quanto importante è per te essere letta? Come riesci a intrattenere rapporti con i lettori, ritieni utili i social Book Network?

È importante ma non fondamentale. Intendo dire che si scrive per essere letti ma, se si ama veramente e profondamente la scrittura, si scrive prima di tutto per l’esigenza della scrittura in quanto tale e non per essere letti a tutti i costi. I social book network sono utili insieme ai social network in una duplice veste, infatti in entrambi si possono creare alleanze spontanee per progetti di scrittura personale e/o collettiva e, nel contempo si possono trovare nuovi lettori e/o entrare in contatto con chi ti ha già letto. Ritengo che quest’ultima evenienza sia una delle cose più emozionanti che possano capitare ad uno scrittore, perché lo scambio, sebbene in modo virtuale, con una persona che ti contatta dopo aver letto il tuo libro è fondamentale per crescere e per motivarsi come scrittore.

Che cosa vuoi dire della tua pagina su Facebook, quali soddisfazioni ti dà ? Mi ha anche molto colpito su questa pagina il post “Bruciate i libri” che in realtà riprende quanto pubblicato in proposito sul tuo blog …

La mia pagina Facebook è una pagina pubblica che funziona in sinergia con il mio blog www.wordsinprogress.it e trasversalmente anche con il mio sito www.cinziacavallaro.it Inoltre, è un contenitore dove condivido eventi ed iniziative che mi riguardano sia direttamente che indirettamente. Su questa pagina quindi condivido sempre i miei post pubblicati sul blog, come quello citato nella tua domanda che è nato dopo aver appreso e meditato sulla notizia relativa alla libreria Ubik di La Spezia. Ma come si può notare visitandolo, i post sono diversificati e dunque tratto svariati argomenti, suddivisi in più categorie non puramente letterarie, ma sempre con un nesso con la scrittura.

Ci vuoi parlare di “Distopia. Reportage poetico sullo sfacelo italiano ?”

Distopia è stato un bel progetto, nato da un’idea del poeta Michele Delpiano  

del quale ho curato  recentissimamente la prefazione della sua nuova raccolta poetica, fresca di stampa, intitolata Il primo sole. Michele non è solo un promettente giovane poeta, ma anche un vulcano di idee. Nel caso di Distopia l’argomento era il nostro paese e la sua decadenza politica e sociale. È una raccolta poetica in formato e-book scaricabile gratuitamente a questo link ; il titolo Distopia è stato scelto proprio perché il suo significato è più efficace e preciso di quello dell’inflazionata parola crisi. 

Hai un “buon retiro” un luogo prediletto che per te è fonte di ispirazione?

L’ho avuto per un certo periodo, ma ora non più. In alcuni momenti sento la mancanza di uno studio tutto mio, fisicamente staccato dalla mia abitazione, dove comunque ho un angolo creativo dedicato alla scrittura. Nel tempo ho tuttavia capito che il luogo ispiratore non è precipuamente fisico ma bensì mentale, interiore, ragion per cui devo e posso scrivere ovunque e in qualsiasi momento, se lo voglio. Questo è normale per la scrittura poetica, almeno per me, ma con il tempo è diventato possibile anche per quella narrativa.

Hai sempre dichiarato il tuo rapporto speciale con la lettura: “Ma anche e soprattutto la lettura non mi hai abbandonato.” Vuoi parlarcene? Che cosa ti porti dietro, per esempio della tua esperienza alla Biblioteca Civica di Bernareggio ?

Riprendendo quanto già anticipato nella mia risposta alla tua prima domanda, sono profondamente convinta che la scrittura vera può solo arrivare dalla lettura, una lettura attenta e continuativa: unico modo per capire come è costruito un testo, conoscere vari stili per forgiare il proprio e capire cos’è un corpo narrativo, base dalla quale partire per dare forma ai propri scritti. Infine, l’esperienza come presidente della Biblioteca Civica di Bernareggio risale al 1983, dunque molto tempo fa. È un ricordo molto caro e la ritengo un’esperienza fondamentale, non per la scrittura in quanto tale, ma per la voglia di trasmettere cultura; questo per gli scrittori di oggi è un aspetto molto importante, in quanto spesso si deve organizzare e presenziare a presentazioni del proprio libro o altri eventi culturali. Quindi, posso concludere che mi ha lasciato una conoscenza necessaria e spendibile sulla lunga distanza nella fase di promozione dei miei libri.

Il tuo “Sogno amaranto è stato definito sul web “un fine canto d’amore”. Ti ritrovi ?

Certo che mi ritrovo. Ma ci tengo a precisare, come spesso è stato detto e scritto anche da altri, lettori e critici, che solo apparentemente è un romanzo d’amore. In esso infatti confluiscono molti aspetti della natura umana che vanno ben oltre la sfera sentimentale. È sostanzialmente un viaggio interiore e una fotografia disincantata dei rapporti di coppia contemporanei.

Il libro è ambientato a Londra, una città in cui hai vissuto per ben cinque anni. Perché questa scelta? Quanto è importante il substrato autobiografico in questa tua opera?

Il libro è ambientato a Londra ma, come già detto nella risposta precedente, è principalmente un viaggio interiore, dunque potrebbe essere ambientato ovunque, in quanto questa città fa solo da sfondo. La scelta di questa ambientazione non ha quindi nulla di autobiografico e neppure la storia narrata in quanto tale; per contro è altrettanto vero che qualsiasi scritto è in qualche modo autobiografico, dato che qualsiasi storia narrata passa attraverso il vissuto e l’inconscio dell’autore, ma non dico nulla di nuovo nell’affermare questo.

Nel tuo Blog ti dichiari amante dell’arte, della natura, del cinema e del teatro. Come coltivi questi tuoi interessi ?

L’arte e la musica sono stati presenti nella mia vita famigliare fin dall’infanzia, sia perché mio padre suonava il violino e dipingeva (come tuttora fa pressoché quotidianamente), sia perché mi è stato trasmesso l’interesse per la pittura, le mostre, i musei, l’opera, la musica classica ma non solo, il ballo, le passeggiate in montagna e le albe e i tramonti marini che spesso ho visto ritrarre su tela, il cinema e il teatro e infine aggiungerei la fotografia. Cerco di coltivare questi interessi compatibilmente con gli impegni e il tempo a disposizione, fermo restando che, dopo gli affetti famigliari, la scrittura viene prima di tutti.

Prima di lasciarci, ti va di dedicarci , un aforisma, una tua poesia, o una tua pagina di prosa?

Sono alla ricerca di una collocazione editoriale per due mie raccolte poetiche già complete perciò, in via del tutto eccezionale per me, vi dedico una brevissima poesia inedita che fa parte della silloge inedita Mirabilia Dei.

Contemplazione

Ogni disgrazia

è una benedizione

se il cuore è pieno

di contemplazione.

E grazie davvero delle tue domande, del tempo e dello spazio che mi ha dedicato!




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Quattro parole su "La voce del Destino"
post pubblicato in come le ciliegie , il 11 gennaio 2014


Un bel romanzo di avventura questo di Marco Buticchi che abbraccia quasi un secolo di storia. Vi si mescolano con sapienza  elementi fantastici  e la ricostruzione, benché visionaria, di personaggi e di eventi reali intorno ai quali gira tanta parte dei misteri d’Italia. Un'Italia post bellica, uscita“sdraiata” dal disastro del ventennio fascista  che stenta a ritrovare un’ identità saldamente democratica. Lo spiega bene Marco Buticchi nella nota di postfazione al romanzo con alcune pagine provvidenziali che fanno da cerniera tra il fantasy appunto e la verità storica. Grazie ad  esse molte delle curiosità  del lettore comune trovano una risposta . Volete un assaggio ?
Luce Di Bartolo la protagonista della storia è una personaggio fantastico, le sue peripezie però hanno a che fare con la difesa strenua di un segreto che coinvolge i nazisti fuggiti in Argentina dopo la caduta del Terzo Reich. Tutto è generato dalla venerazione che il Gotha dell’ideologia nazista nutrì per la Lancia di Longino, la preziosa reliquia che anche oggi può essere ammirata in una teca del Museo Hofburg a Vienna. Da qui la leggenda che si tratti solo di una copia, mentre l’originale sarebbe stato messo al sicuro dai nazisti in una base segreta ai confini del mondo. Ed ecco dunque la materia che dà vita alla missione salvifica di Oswald Breil e Sara Tarracini la coppia inossidabile di investigatori che l’autore fin dalla sua prima opera “ Le pietre della Luna” lancia sulle orme dei grandi misteri, ammantati di trame e risvolti spionistici. Questa volta si trovano impegnati a vegliare i destini del mondo nella mitica terra della Regina Maude, una porzione di Antartide. Per l’appunto in Antartide si sarebbe concentrata la spedizione scientifica di Alfred
Ritscher alla scoperta del continente desertico installandovi una base segreta nazista,la temibile Base 211 . Alla scoperta di questa Base  il 2 dicembre 1946 fu organizzata un’ operazione militare della marina statunitense. La spedizione partì da  Norfolk e purtroppo  si concluse con il massacro di circa 5000 uomini periti in circostanze mai chiarite.
Di maggiore interesse, forse, per noi italiani sono le vicende che percorrono il libro e hanno relazione con le ratlines. Carlos Fuldner- ex ufficiale SS che poi assunse la responsabilità in Argentina della Direzione dell’Immigrazione - le organizzo’  come vie di fuga per garantire l’espatrio in detto paese e quindi l’impunità a circa cinquantamila criminali di guerra. Fu accertato  il coinvolgimento della Croce Rossa e di autorità ecclesiastiche sempre accusate d'interventismo personale, ma comunque accreditate e vicine alle allora alte sfere vaticane. Che dire poi di Anton Pavelic e del suo movimento nazionalista Ustascia,che appunto rivive nelle pagine del romanzo? Ed ancora di Eva Duarte nota al mondo con il nome di Evita Perón, 
l’altra protagonista femminile del romanzo legata da inscindibile amicizia a Luce di Bartolo.

Questa senz’altro è la parte più bella del romanzo, quella che inizia nel piccolo paese di Los Toldos in cui Evita nasce in una famiglia umile e irregolare, quinta figlia illegittima di un piccolo proprietario terriero Juan Duarte e che poi continua con il trasferimento nella vicina cittadina di Junin, lì dove
si intrecciano strettamente i destini di tre famiglie: i Duarte, i Di Bartolo e i Soriano. Perché questa storia non sarebbe la stessa senza i gemelli Soriano. Glauco e Michele Soriano sono figli di Carmelo Soriano l’umile erbivendolo di origine italiane che ha investito il suo futuro nella bottega di
sementi e verdure in fondo a Roque Valquez , l’agglomerato di casupole che attraversa il centro cittadino. Marco Buticchi riserva invece ai gemelli Soriano un ruolo centrale  nello sviluppo della trama. Grazie all’ambizione e al talento che in modo oscuro, ma forse non casuale la natura elargisce loro, i due giovani sono strappati al futuro dagli orizzonti limitati che il padre preconizzava per essi.

Direi che basta così per allettarvi e convincervi alla lettura di queste pagine…




permalink | inviato da fullhappy il 11/1/2014 alle 8:40 | Versione per la stampa
Quattro parole su "Sogno amaranto"
post pubblicato in come le ciliegie , il 3 gennaio 2014



Se potessi scegliere una dedica per questo libro di Cinzia Luigia Cavallaro mi affiderei a questo aforisma di Francesco Petrarca :

“ Interrogo i libri e mi rispondono . E parlano e cantano per me .

Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore .

Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita

fugge via.”

La scrittrice  si misura con il tema dell'amore senza banalizzarlo e riesce a dire qualcosa di nuovo. Il libro s’ispira alla canzone “è delicato” di Zucchero Sugar Fornaciari. L’influenza di questo inno all’amore e la necessità di cantarlo va ben oltre il titolo dell’opera, anche se il mood del libro, come vedremo, non è delicato, anzi ,nel crescendo lirico, la voce narrante da sensuale si fa esasperata e morbosa, deborda dalla passionalità all’ossessione . Poiché tra Fairy e Dick quello che è immanente è l’assenza del desiato amante 

Come annuncia il prologo di “Sogno amaranto” si tratta di  una storia di amore incompiuta che relega il protagonista maschile al cliché dell’uomo affascinante e di successo che non vuole crescere e rimane invischiato nel proprio inarrestabile narcisismo.

Anche la protagonista femminile ostinatamente impegnata a svelare il vero volto dell’uomo di cui s’innamora, naturalmente ha qualcosa di già visto.

Ciò nonostante il romanzo è davvero insolito. Credo che molto dipenda dalla maestria con cui è condotta la trama che , semplice in sè, si alimenta e diventa complessa nel seguire il complicato flusso dei pensieri dei protagonisti

Sullo sfondo, una malinconica città di Londra crepuscolare svela l’amore della scrittrice per la natura , spesso interpretata romanticamente, non solo come cornice, ma anche culla e nutrice degli eventi narrati

Luce, tenebre e crepuscolo, come per l’appunto recitano i sottotitoli delle tre parti in cui è diviso il libro, sono indagati dall’autrice con uno stile innovativo che, si sente, deve molto al suo talento poetico ma che bruscamente vira verso l’erotismo spinto. Per questo il lettore, talvolta, rimane stranito e non sempre è capace di seguire la scrittura nel suo virtuosismo 

Ed ecco per voi… un assaggio del testo 

Grazie d’avermi condotto mentre mi sentivo nella notte, come Ecate mi hai preso dolcemente per mano e pian piano mi hai fatto scendere le scale fino al fondo dell’oscurità, fino al buio che alberga in me, giù nella profondità dove deboli e spaventati ci perdiamo. Lì ho toccato l’incompiutezza del mio essere, e ho sentito fino in fondo la mia debolezza. Là era il mio corpo che parlava e gridava e solo a tratti cantava una canzone di libertà. Voleva essere libero di esprimersi. Voleva fiorire come una magnolia a primavera. Tutte le mie membra respiravano e cercavano la melodia giusta per poter cantare con il tuo. E così anche tutti gli altri sensi bussavano alla porta dell’anima. Riconoscere il profumo della tua anima e in punta di dita sfiorare i tuoi pensieri. Con gli occhi spalancati riconoscere la tua luce e il suo colore e, muovendo appena il capo, percepire distintamente la tua ombra. Sempre di corsa era difficile scorgere il tuo vero sguardo, tenebroso e luminoso al contempo. Ti guardavo distrattamente da lontano e non ti sopportavo. Non mi piaceva apparentemente nulla di te. Solo il tuo nome mi era noto e non m’interessava granché di conoscere altro. Volevo chiudere la porta, non sentire la tua voce, non ascoltare i rumori di scena. Ti respingevo anche se tu non camminavi verso di me, non conoscevi ancora la mia anima. Solo immerso nel tuo mondo e nel tuo lavoro. Era la mia mente e il mio cuore che cacciavano via il pericolo che tu rappresentavi per la mia vita. Come l’orlo di un precipizio. Terreno pericoloso e avventuroso che l’istinto indicava come un tabù. E il mio corpo come calamita si sentiva attrarre dalla tua apparente libertà di essere e dalla conseguente spontaneità. Dopo, solo un po’ dopo, un pomeriggio di maggio avvenne il miracolo. In piedi davanti a me, con la faccia stanca cercavi al bar un po’ di riposo dalla tua giornata di prove così intense ed usuranti. Tra una scena e l’altra qualche sorso d’acqua fresca e un po’ di respiro. Mi sono alzata di scatto, non sapendo che eri così vicino a me. E ci siamo ritrovati lì, l’uno di fronte all’altra.
E finalmente ci siamo guardati negli occhi. Il tuo sguardo, altalenante, a volte fuggiva via dal mio. Ho imparato a conoscere il colore delle tue pupille, una tonalità autunnale come la stagione in cui sei nato. Fissandoti, ho letto la pena nei tuoi occhi e ricordo di essermi chiesta: da dove proviene questo dolore? Poi, per ingannare il tempo e l’imbarazzo ho parlato:
«Stanco, Mr. Buck? Giornata pesante?»
«Sì, come al solito» mi dicesti con sguardo stupito.
Era normale minimizzare. Avrei imparato dopo che la tua vita, apparentemente pazza e intensa, è stata tutta un gioco al ribasso.





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Una voce poetica
post pubblicato in come le ciliegie , il 2 gennaio 2014



Cinzia Luigia Cavallaro nasce a Milano nel 1961. La sua è una voce molto poetica . Cinzia, infatti, approda alla narrativa nel 2010 con “Sogno Amaranto” dopo ripetute prove di poesia come Kairos (2008) e Dies Natalis (2010). Ha anche molto investito in progetti di scrittura collettiva. Nel 2011 è nata così l’antologia poetica “Giusta collera”. Come potete vedere dal suo blog, l’autrice è molto legata a queste “poesie del disincanto”, come anche alle raccolte di racconti  “Sono ciò che vedi attraverso i tuoi occhi” e “Crisalide” entrambe edite nel 2012 cui Cinzia ha partecipato con propri contributi. Insieme ad altri dodici poeti contemporanei Cinzia compare nell’e-book “Distopia “ ideato  e realizzato dal poeta Michele Delpiano, un interessante esperimento di “Reportage poetico sullo sfacelo italiano”

Per la sua formazione sono stati fondamentali gli anni passati a Londra durante i quali ha conseguito il Proficiency e Translation Certificate dell’Università di Cambridge. Tornata in Italia, Cinzia ha continuato a coltivare il suo interesse spiccatissimo e perdurante per la lettura che le ha consentito di approdare ad apprezzate collaborazioni professionali. In particolare nel 1984 ella accetta di presiedere la Biblioteca Civica di Bernareggio (MI) con responsabilità di ordine culturale e gestionale, negli anni 1998 -99 valuta testi inediti per la casa editrice Parole sparse diretta da Matteo Pugliares

Cinzia è un autrice pluripremiata ( così è successo per il suo racconto Gita al porto nel 1994 e per la silloge Dies Natalis finalista alla IV^ edizione del Premio Pensieri d’Inchiostro), molte sue poesie , sono pubblicate in antologie curate appunto dai premi letterari

Ciò nonostante l’autrice ha dichiarato di scrivere per il piacere di farlo e si tiene sempre più lontana dall’agone letterario

Oggi vive in Brianza dedita alle sue fatiche di scrittrice, alla fotografia, al cinema e al teatro

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La recensione di                                                                                                                

 di Cinzia Luigia Cavallaro 




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Marco Buticchi, uno scrittore che divertendosi ha imparato a vivere
post pubblicato in come le ciliegie , il 24 novembre 2013




Prima di recensire “La voce del destino” di Marco Buticchi ho cercato naturalmente di documentarmi sul suo autore . Non è stato semplicissimo. La prima fonte che mi sento di citare è la sua biografia pubblicata sul sito http://www.marcobuticchi.it/ 

Ho cercato quindi di soddisfare una lecita curiosità . Che cosa ha fatto Mauro Spagnol per Marco Buticchi ? Ve lo spiego grazie alle stesse parole d i Marco:

Scrissi il primo libro obbedendo a un desiderio imperioso: volevo che mi stravolgesse la vita. Lo portai a un editore di Sarzana. Aspettai circa sette mesi prima che mi chiamasse. Quando andai da lui. mi parlò ex cathedra, da una scrivania rialzata e mi rivolse un indice ammonitore. Mi disse:Buticchi, faccia di tutto nella sua vita, corra in moto, vada a donne, venda gelati ma non scriva. Ho la testa dura. Portai quel libro in una stamperia e lo feci pubblicare in mille copie che andavo a consegnare alle librerie di persona. Le vendetti tutte. Poi incontrai Mario Spagnol. Fu il mio colpo di fortuna, il mio personalissimo fattore C. Devo a lui la pubblicazione del mio primo libro, Le pietre della luna (1997). Quando mi telefonò con la sua proverbiale erre moscia, pensavo mi volesse replicare la scena del primo editore oppure temevo mi chiedesse di stravolgerne la trama. Nulla di ciò. Mi disse che il libro funzionava e che sarebbe stato pubblicato nella collana con lo squalo. La Longanesi».

Che cosa ho ancora scoperto d’importante intorno a quest’autore? Qualcosa sulla sua vita universitaria. Per esempio che si allontanò da Firenze per scegliere di terminare gli studi all’Università di Bologna :

“…mi iscrissi a Bologna dopo aver dato i primi esami a Firenze. Bologna era una città meravigliosa, divertente, solare, aperta. Furono sufficienti pochi giorni per creare una rete di amici che è ancora solida oggi a distanza di decenni” .

A proposito di quegli anni ripeterà spesso di fronte alle luci della ribalta ed anche nello stretto della mura familiari “godetevi la vita universitaria sino all’ultima stilla: ci sono buone probabilità che si tratti del momento più spensierato della vostra vita”.

Quella del divertimento credo sia una buona chiave di volta per comprendere l’autore Marco Buticchi e forse anche l’uomo Marco Buticchi . Uscito dall’Università Marco non si fece mai sfiorare dall’idea di aprire uno studio professionale. Approdò invece in una multinazionale petrolifera e iniziò a commerciare in petrolio in ogni angolo del pianeta. Probabilmente il mondo dei viaggi lo attraeva , quasi una fascinazione profetica , visto che i suoi romanzi hanno proprio questa caratteristica di svolgersi in luoghi distanti tra loro in senso geofisico . Luoghi che si fanno topos letterari anche perché immaginati e raccontati in ere storiche distanti anni luce e in dinamiche socioculturali diversificate dalla credenze religiose e dai costumi privati . Fu in quegli anni quando il giovane Marco scendeva e saliva ogni giorno dagli aerei , probabilmente senza poter visitare niente di quelle terre su cui approdava , quando tornava stressato e solo nelle camere d’albergo che sperimentò il potere salvifico della scrittura e dell’immaginazione e si temprò con le armi del mestiere. Intanto per Marco si apriva una nuova stagione della vita in cui lasciare da parte i voli transcontinentali e scegliere una terra ferma in cui costruire il proprio nido . Marco quindi torna a Lerici , si crea una famiglia e insieme alla moglie inizia a gestire uno stabilimento balneare . Nel 1991 finalmente esce auto pubblicato “Il cuore del profeta e poi a breve distanza di tempo la seconda sua fatica letteraria “Un ordine irreversibile”. Ho usato l’avverbio finalmente perché credo che il panorama editoriale italiano avesse necessità di un autore così, semplice e immaginifico ad un tempo. Un autore che mostra di credere nella letteratura d’evasione, che alla domanda come mai in Italia si legge poco risponde in maniera chira e forte :

Perché – e parlo da lettore – la presunzione di molti scrittori del dopoguerra li ha portati alla convinzione di essere dei Verga o dei Pirandello con la diretta conseguenza che il loro “verismo” familiare fosse capace di interessare il mondo. Nel contempo ci vergognavamo di chi scriveva per far sognare o per intrattenere, arrivando a chiamare Emilio Salgari, Emile Salgarì alla francese…”

Di quest’autore mi piace anche ricordare :

La sua partecipazione in qualità di tutor al premio “Goliardia Sapienza” Sarebbe come dire ,anche chi si diverte sa essere impegnato

E, cosa non secondaria sotto il profilo pubblico, la nomina nel 2008 a Commendatore “per aver contribuito alla diffusione della letteratura italiana all’estero”






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Il romanzo di avventura e la rivalutazione di Salgari
post pubblicato in come le ciliegie , il 23 novembre 2013


Come genere letterario, si sa, il romanzo d’avventura nasce nel XVII secolo

     

Si tratta d opere arcinote come Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, oppure I Viaggi di Gulliver (1726) scritti dall'irlandese Jonathan Swif . Con l’avvento delle idee luministiche questo tipo di letteratura entrò presto in crisi e riuscì a vivacchiare accettando di contaminarsi con la nativa satirica ed allegorica. Nel secolo successivo con l’avvento del romanticismo e soprattutto del positivismo questo genere di romanzi ebbe nuovo impulso prendendo la strada del romanzo storico e del romanzo scientifico, fino a diventare un pilastro della cultura popolare, guadagnandosi folle di seguaci estasiati e fanatici . La critica invece si manteneva spesso distante da questa letteratura e dai suoi eroini così strenuamente contro la quotidianità e la banalità della vita reale , impegnati a mascherarne la crudeltà sottile e non dichiarata. Queste letture ampliano i confini del libero arbitrio, spronano a costruirsi un proprio destino, rendendosi amico l’ignoto e accettando di sperimentare nuove possibilità, nuovi stili di vita.
Già in questi primi esordi, i personaggi di fantasia si dibattono incerti e affamati di successo in sfide che parlano ai loro cuori, con vicende situate spesso ai confini delle terre conosciute, in lande desolate o in mari perigliosi. Si affermano anche le prime rivisitazioni delle ere preistoriche e dei mondi perduti. Talvolta prevalgono le ambientazioni esotiche che solleticano i sensi e offrono la tentazione di paradisi artificiali, con un’idea di felicità che sempre esce vittoriosa nel paragone con il reale pure ottimisticamente orientato all’utilità del progresso e delle scoperte scientifiche. I lettori si accorgono ben presto che ad essere indagato più e ancora prima della realtà esterna è il microcosmo interiore di questi personaggi ,le loro contraddizioni, le loro paure ancestrali . Per questo non si meravigliano troppo se in alcune opere atipiche autori come R.L.Stevenson si avventurano e anticipano temi ancora estranei alle scienze ufficiali. Si pensi al tema del doppio in Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde( 1886). Oppure se autori come H. G. Wells creano personaggi geniali come il suo Dottor Moreau e si interrogano su problemi etici che si svilupperanno con forza nella realtà storica del secolo successivo.
In Italia l’interprete indiscusso del romanzo d’avventura è certamente Emilio Salgari. Egli si affaccia sulla scena letteraria nel 1883, in origine collaborando al giornale della sua Verona “La Nuova Arena” in qualità di commentatore degli eventi politici internazionali e quindi come critico teatrale. Sempre in quell’anno il giovane Salgari si tempra come scrittore dedicandosi ad un racconto orientaleggiante “ Tay See” da cui poi avrà origine il romanzo breve” La rosa del Dang Ciang” e a due romanzi di appendice “La Tigre della Malesia” e “La favorita del Mahdi”. 
    
Durante la sua carriera che si snoda in quasi trent’ anni di duro lavoro Salgari creò più di ottanta opere, sempre se non si contano i numerosissimi racconti. La sua popolarità fu soprattutto dovuta all’affetto dei giovani lettori. Ciò ne decretò il confinamento appunto nella letteratura di genere e la costante sottovalutazione della critica letteraria. Le cose non cambiarono molto per Salgari neppure quando riuscì a svincolarsi della clausola di esclusiva con l’editore Donath e passò a collaborare con Bemporad. Quando egli pose fine alla sua vita, il 25 aprile 1911, si rivolse sprezzante ai suoi editori “spezzando la penna “.
Tuttavia la sua non fu una vita di stenti. Piuttosto l’autore fu assillato dalla volontà di mantenere un decoroso rispetto borghese per sé e per i suoi cari. Furono gli eventi privati a piegarlo definitivamente, in particolare l’allontanamento forzato dalla moglie che morirà ricoverata in manicomio.
Dal punto di vista strettamente letterario, oggi , sempre di più, dopo la rivalutazione degli anni ’70, è stato riconosciuto lo spessore e la serietà professionale di quest’autore
Come efficacemente si legge nella pagina a lui dedicata dal Consorzio pro loco della Valpolicella ,
“ Egli aveva vissuto ai margini della cultura ufficiale, ma non ne era estraneo. Le sue prove letterarie erano in sintonia con il mondo che lo circondava. Aveva una formazione positivista, era l’interprete più importante del dilagante orientalismo italiano che coinvolgeva autori come Edmondo De Amicis e Gabriele D’Annunzio. Era un vorace lettore e un autore originale che, sin dagli esordi, si era posto in relazione con il grande romanzo d'avventura moderno…
Era un uomo di cultura. Conosceva la geografia, le scienze naturali e la storia come pochi altri. Disegnava egli stesso le carte su cui tracciare i percorsi dei suoi eroi e curava meticolosamente ogni dettaglio (trame, ambienti, nomi, personaggi) prima di iniziare una nuova avventura sulla carta. Nelle biblioteche di Verona e Torino utilizzava repertori, dizionari, enciclopedie, atlanti e carte geografiche. Leggeva riviste di viaggi dal forte sapore esotico: dal popolarissimo “Giornale Illustrato dei Viaggi” dell’editore Sonzogno al raffinato “Giro del Mondo” pubblicato da Treves. I diari, le memorie, i reportages, le lettere di viaggiatori, esploratori, militari e missionari erano preda del suo insaziabile desiderio di conoscere” .

Sarà proprio detto consorzio che nel 2006 istituisce Il premio letterario Emilio Salgari con l’intento di valorizzare la letteratura contemporanea d’avventura e far riscoprire la Valpolicella - terra veronese dove egli trascorse gli anni dell’adolescenza e dalla quale trasse ispirazione. A poca distanza di anni, in occasione del bicentenario della morte, si evidenziano una serie di pubblicazioni
 (biografie, romanzi e saggi ) che hanno dato nuovo lustro a “capitan Salgari” e alle sue opere

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Recensione del libro “ La voce del destino “ di Marco Buticchi vincitore della quarta edizione del Premio letterario Emilio Salgari



permalink | inviato da fullhappy il 23/11/2013 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
torno a scrivere su questo blog
post pubblicato in eccomi a voi , il 16 novembre 2013


Con quasi un anno di ritardo torno ascrivere su questo Blog. Molte sarebbero le ragioni, altrettante le scuse e gli alibi. Preferisco guardare avanti. Ho in mente di ricominciare con voi questa piccola avventura. A presto 



permalink | inviato da fullhappy il 16/11/2013 alle 8:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mi presento
post pubblicato in eccomi a voi , il 27 dicembre 2012


Chiara Sardelli, nata a Firenze il 29/11/1956

Mi sono laureata alla facoltà di giurisprudenza nel 1981 con un a tesi riguardante gli interessi diffusi e collettivi e una sensibilità spiccata per i temi dell'accesso alla giustizia. Ho sempre coltivato interessi  umanistici nel campo della psicologia, avventurandomi anche sul terreno scivoloso dell'occultismo e della parapiscologia. La passione politica mi ha spesso contaminato, oggi è in caduta libera. Mi occupo indegnamente di Africa- in onore di mia madre e dell'amore che lei portava a questa terra-  e ho tenuto rubriche su questo tema nel web.

Sono entrata giovanissima  in Poste Itaiane e ancora vi lavoro.  Dal 1988 mi  sono occupata professionalmente di Risorse Umane, nel periodo  2001-2003 con compiti manageriali, in Abruzzo e Molise,  fuori della mia terra di origine. In questi ultimi anni la realtà aziendale mi sembra un luogo di ordinaria follia. 

Da qualche anno sono tornata a dedicarmi alla lettura e alla scrittura con uno slancio vitale  misto d'ingenuità e d' ispirazione. Complici in questa mia avventura sono gli amici di Anobii. In  particolare tra loro voglio ringraziare i partecipanti a

Lo Scrittorio

http://www.anobii.com/groups/014b609e91aa0d1314/

WEB-EDITING

http://www.anobii.com/groups/01460cd28c4980006e/

 

 


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permalink | inviato da fullhappy il 27/12/2012 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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