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salotto semiserio di Chiara Sardelli
Il romanzo di avventura e la rivalutazione di Salgari
post pubblicato in come le ciliegie , il 23 novembre 2013


Come genere letterario, si sa, il romanzo d’avventura nasce nel XVII secolo

     

Si tratta d opere arcinote come Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, oppure I Viaggi di Gulliver (1726) scritti dall'irlandese Jonathan Swif . Con l’avvento delle idee luministiche questo tipo di letteratura entrò presto in crisi e riuscì a vivacchiare accettando di contaminarsi con la nativa satirica ed allegorica. Nel secolo successivo con l’avvento del romanticismo e soprattutto del positivismo questo genere di romanzi ebbe nuovo impulso prendendo la strada del romanzo storico e del romanzo scientifico, fino a diventare un pilastro della cultura popolare, guadagnandosi folle di seguaci estasiati e fanatici . La critica invece si manteneva spesso distante da questa letteratura e dai suoi eroini così strenuamente contro la quotidianità e la banalità della vita reale , impegnati a mascherarne la crudeltà sottile e non dichiarata. Queste letture ampliano i confini del libero arbitrio, spronano a costruirsi un proprio destino, rendendosi amico l’ignoto e accettando di sperimentare nuove possibilità, nuovi stili di vita.
Già in questi primi esordi, i personaggi di fantasia si dibattono incerti e affamati di successo in sfide che parlano ai loro cuori, con vicende situate spesso ai confini delle terre conosciute, in lande desolate o in mari perigliosi. Si affermano anche le prime rivisitazioni delle ere preistoriche e dei mondi perduti. Talvolta prevalgono le ambientazioni esotiche che solleticano i sensi e offrono la tentazione di paradisi artificiali, con un’idea di felicità che sempre esce vittoriosa nel paragone con il reale pure ottimisticamente orientato all’utilità del progresso e delle scoperte scientifiche. I lettori si accorgono ben presto che ad essere indagato più e ancora prima della realtà esterna è il microcosmo interiore di questi personaggi ,le loro contraddizioni, le loro paure ancestrali . Per questo non si meravigliano troppo se in alcune opere atipiche autori come R.L.Stevenson si avventurano e anticipano temi ancora estranei alle scienze ufficiali. Si pensi al tema del doppio in Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde( 1886). Oppure se autori come H. G. Wells creano personaggi geniali come il suo Dottor Moreau e si interrogano su problemi etici che si svilupperanno con forza nella realtà storica del secolo successivo.
In Italia l’interprete indiscusso del romanzo d’avventura è certamente Emilio Salgari. Egli si affaccia sulla scena letteraria nel 1883, in origine collaborando al giornale della sua Verona “La Nuova Arena” in qualità di commentatore degli eventi politici internazionali e quindi come critico teatrale. Sempre in quell’anno il giovane Salgari si tempra come scrittore dedicandosi ad un racconto orientaleggiante “ Tay See” da cui poi avrà origine il romanzo breve” La rosa del Dang Ciang” e a due romanzi di appendice “La Tigre della Malesia” e “La favorita del Mahdi”. 
    
Durante la sua carriera che si snoda in quasi trent’ anni di duro lavoro Salgari creò più di ottanta opere, sempre se non si contano i numerosissimi racconti. La sua popolarità fu soprattutto dovuta all’affetto dei giovani lettori. Ciò ne decretò il confinamento appunto nella letteratura di genere e la costante sottovalutazione della critica letteraria. Le cose non cambiarono molto per Salgari neppure quando riuscì a svincolarsi della clausola di esclusiva con l’editore Donath e passò a collaborare con Bemporad. Quando egli pose fine alla sua vita, il 25 aprile 1911, si rivolse sprezzante ai suoi editori “spezzando la penna “.
Tuttavia la sua non fu una vita di stenti. Piuttosto l’autore fu assillato dalla volontà di mantenere un decoroso rispetto borghese per sé e per i suoi cari. Furono gli eventi privati a piegarlo definitivamente, in particolare l’allontanamento forzato dalla moglie che morirà ricoverata in manicomio.
Dal punto di vista strettamente letterario, oggi , sempre di più, dopo la rivalutazione degli anni ’70, è stato riconosciuto lo spessore e la serietà professionale di quest’autore
Come efficacemente si legge nella pagina a lui dedicata dal Consorzio pro loco della Valpolicella ,
“ Egli aveva vissuto ai margini della cultura ufficiale, ma non ne era estraneo. Le sue prove letterarie erano in sintonia con il mondo che lo circondava. Aveva una formazione positivista, era l’interprete più importante del dilagante orientalismo italiano che coinvolgeva autori come Edmondo De Amicis e Gabriele D’Annunzio. Era un vorace lettore e un autore originale che, sin dagli esordi, si era posto in relazione con il grande romanzo d'avventura moderno…
Era un uomo di cultura. Conosceva la geografia, le scienze naturali e la storia come pochi altri. Disegnava egli stesso le carte su cui tracciare i percorsi dei suoi eroi e curava meticolosamente ogni dettaglio (trame, ambienti, nomi, personaggi) prima di iniziare una nuova avventura sulla carta. Nelle biblioteche di Verona e Torino utilizzava repertori, dizionari, enciclopedie, atlanti e carte geografiche. Leggeva riviste di viaggi dal forte sapore esotico: dal popolarissimo “Giornale Illustrato dei Viaggi” dell’editore Sonzogno al raffinato “Giro del Mondo” pubblicato da Treves. I diari, le memorie, i reportages, le lettere di viaggiatori, esploratori, militari e missionari erano preda del suo insaziabile desiderio di conoscere” .

Sarà proprio detto consorzio che nel 2006 istituisce Il premio letterario Emilio Salgari con l’intento di valorizzare la letteratura contemporanea d’avventura e far riscoprire la Valpolicella - terra veronese dove egli trascorse gli anni dell’adolescenza e dalla quale trasse ispirazione. A poca distanza di anni, in occasione del bicentenario della morte, si evidenziano una serie di pubblicazioni
 (biografie, romanzi e saggi ) che hanno dato nuovo lustro a “capitan Salgari” e alle sue opere

Prossimamente su questo Blog….
                                                                                                                
Recensione del libro “ La voce del destino “ di Marco Buticchi vincitore della quarta edizione del Premio letterario Emilio Salgari



permalink | inviato da fullhappy il 23/11/2013 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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