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salotto semiserio di Chiara Sardelli
Quattro parole su "Sogno amaranto"
post pubblicato in come le ciliegie , il 3 gennaio 2014



Se potessi scegliere una dedica per questo libro di Cinzia Luigia Cavallaro mi affiderei a questo aforisma di Francesco Petrarca :

“ Interrogo i libri e mi rispondono . E parlano e cantano per me .

Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore .

Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita

fugge via.”

La scrittrice  si misura con il tema dell'amore senza banalizzarlo e riesce a dire qualcosa di nuovo. Il libro s’ispira alla canzone “è delicato” di Zucchero Sugar Fornaciari. L’influenza di questo inno all’amore e la necessità di cantarlo va ben oltre il titolo dell’opera, anche se il mood del libro, come vedremo, non è delicato, anzi ,nel crescendo lirico, la voce narrante da sensuale si fa esasperata e morbosa, deborda dalla passionalità all’ossessione . Poiché tra Fairy e Dick quello che è immanente è l’assenza del desiato amante 

Come annuncia il prologo di “Sogno amaranto” si tratta di  una storia di amore incompiuta che relega il protagonista maschile al cliché dell’uomo affascinante e di successo che non vuole crescere e rimane invischiato nel proprio inarrestabile narcisismo.

Anche la protagonista femminile ostinatamente impegnata a svelare il vero volto dell’uomo di cui s’innamora, naturalmente ha qualcosa di già visto.

Ciò nonostante il romanzo è davvero insolito. Credo che molto dipenda dalla maestria con cui è condotta la trama che , semplice in sè, si alimenta e diventa complessa nel seguire il complicato flusso dei pensieri dei protagonisti

Sullo sfondo, una malinconica città di Londra crepuscolare svela l’amore della scrittrice per la natura , spesso interpretata romanticamente, non solo come cornice, ma anche culla e nutrice degli eventi narrati

Luce, tenebre e crepuscolo, come per l’appunto recitano i sottotitoli delle tre parti in cui è diviso il libro, sono indagati dall’autrice con uno stile innovativo che, si sente, deve molto al suo talento poetico ma che bruscamente vira verso l’erotismo spinto. Per questo il lettore, talvolta, rimane stranito e non sempre è capace di seguire la scrittura nel suo virtuosismo 

Ed ecco per voi… un assaggio del testo 

Grazie d’avermi condotto mentre mi sentivo nella notte, come Ecate mi hai preso dolcemente per mano e pian piano mi hai fatto scendere le scale fino al fondo dell’oscurità, fino al buio che alberga in me, giù nella profondità dove deboli e spaventati ci perdiamo. Lì ho toccato l’incompiutezza del mio essere, e ho sentito fino in fondo la mia debolezza. Là era il mio corpo che parlava e gridava e solo a tratti cantava una canzone di libertà. Voleva essere libero di esprimersi. Voleva fiorire come una magnolia a primavera. Tutte le mie membra respiravano e cercavano la melodia giusta per poter cantare con il tuo. E così anche tutti gli altri sensi bussavano alla porta dell’anima. Riconoscere il profumo della tua anima e in punta di dita sfiorare i tuoi pensieri. Con gli occhi spalancati riconoscere la tua luce e il suo colore e, muovendo appena il capo, percepire distintamente la tua ombra. Sempre di corsa era difficile scorgere il tuo vero sguardo, tenebroso e luminoso al contempo. Ti guardavo distrattamente da lontano e non ti sopportavo. Non mi piaceva apparentemente nulla di te. Solo il tuo nome mi era noto e non m’interessava granché di conoscere altro. Volevo chiudere la porta, non sentire la tua voce, non ascoltare i rumori di scena. Ti respingevo anche se tu non camminavi verso di me, non conoscevi ancora la mia anima. Solo immerso nel tuo mondo e nel tuo lavoro. Era la mia mente e il mio cuore che cacciavano via il pericolo che tu rappresentavi per la mia vita. Come l’orlo di un precipizio. Terreno pericoloso e avventuroso che l’istinto indicava come un tabù. E il mio corpo come calamita si sentiva attrarre dalla tua apparente libertà di essere e dalla conseguente spontaneità. Dopo, solo un po’ dopo, un pomeriggio di maggio avvenne il miracolo. In piedi davanti a me, con la faccia stanca cercavi al bar un po’ di riposo dalla tua giornata di prove così intense ed usuranti. Tra una scena e l’altra qualche sorso d’acqua fresca e un po’ di respiro. Mi sono alzata di scatto, non sapendo che eri così vicino a me. E ci siamo ritrovati lì, l’uno di fronte all’altra.
E finalmente ci siamo guardati negli occhi. Il tuo sguardo, altalenante, a volte fuggiva via dal mio. Ho imparato a conoscere il colore delle tue pupille, una tonalità autunnale come la stagione in cui sei nato. Fissandoti, ho letto la pena nei tuoi occhi e ricordo di essermi chiesta: da dove proviene questo dolore? Poi, per ingannare il tempo e l’imbarazzo ho parlato:
«Stanco, Mr. Buck? Giornata pesante?»
«Sì, come al solito» mi dicesti con sguardo stupito.
Era normale minimizzare. Avrei imparato dopo che la tua vita, apparentemente pazza e intensa, è stata tutta un gioco al ribasso.





permalink | inviato da fullhappy il 3/1/2014 alle 4:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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