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salotto semiserio di Chiara Sardelli
Marco Buticchi, uno scrittore che divertendosi ha imparato a vivere
post pubblicato in come le ciliegie , il 24 novembre 2013




Prima di recensire “La voce del destino” di Marco Buticchi ho cercato naturalmente di documentarmi sul suo autore . Non è stato semplicissimo. La prima fonte che mi sento di citare è la sua biografia pubblicata sul sito http://www.marcobuticchi.it/ 

Ho cercato quindi di soddisfare una lecita curiosità . Che cosa ha fatto Mauro Spagnol per Marco Buticchi ? Ve lo spiego grazie alle stesse parole d i Marco:

Scrissi il primo libro obbedendo a un desiderio imperioso: volevo che mi stravolgesse la vita. Lo portai a un editore di Sarzana. Aspettai circa sette mesi prima che mi chiamasse. Quando andai da lui. mi parlò ex cathedra, da una scrivania rialzata e mi rivolse un indice ammonitore. Mi disse:Buticchi, faccia di tutto nella sua vita, corra in moto, vada a donne, venda gelati ma non scriva. Ho la testa dura. Portai quel libro in una stamperia e lo feci pubblicare in mille copie che andavo a consegnare alle librerie di persona. Le vendetti tutte. Poi incontrai Mario Spagnol. Fu il mio colpo di fortuna, il mio personalissimo fattore C. Devo a lui la pubblicazione del mio primo libro, Le pietre della luna (1997). Quando mi telefonò con la sua proverbiale erre moscia, pensavo mi volesse replicare la scena del primo editore oppure temevo mi chiedesse di stravolgerne la trama. Nulla di ciò. Mi disse che il libro funzionava e che sarebbe stato pubblicato nella collana con lo squalo. La Longanesi».

Che cosa ho ancora scoperto d’importante intorno a quest’autore? Qualcosa sulla sua vita universitaria. Per esempio che si allontanò da Firenze per scegliere di terminare gli studi all’Università di Bologna :

“…mi iscrissi a Bologna dopo aver dato i primi esami a Firenze. Bologna era una città meravigliosa, divertente, solare, aperta. Furono sufficienti pochi giorni per creare una rete di amici che è ancora solida oggi a distanza di decenni” .

A proposito di quegli anni ripeterà spesso di fronte alle luci della ribalta ed anche nello stretto della mura familiari “godetevi la vita universitaria sino all’ultima stilla: ci sono buone probabilità che si tratti del momento più spensierato della vostra vita”.

Quella del divertimento credo sia una buona chiave di volta per comprendere l’autore Marco Buticchi e forse anche l’uomo Marco Buticchi . Uscito dall’Università Marco non si fece mai sfiorare dall’idea di aprire uno studio professionale. Approdò invece in una multinazionale petrolifera e iniziò a commerciare in petrolio in ogni angolo del pianeta. Probabilmente il mondo dei viaggi lo attraeva , quasi una fascinazione profetica , visto che i suoi romanzi hanno proprio questa caratteristica di svolgersi in luoghi distanti tra loro in senso geofisico . Luoghi che si fanno topos letterari anche perché immaginati e raccontati in ere storiche distanti anni luce e in dinamiche socioculturali diversificate dalla credenze religiose e dai costumi privati . Fu in quegli anni quando il giovane Marco scendeva e saliva ogni giorno dagli aerei , probabilmente senza poter visitare niente di quelle terre su cui approdava , quando tornava stressato e solo nelle camere d’albergo che sperimentò il potere salvifico della scrittura e dell’immaginazione e si temprò con le armi del mestiere. Intanto per Marco si apriva una nuova stagione della vita in cui lasciare da parte i voli transcontinentali e scegliere una terra ferma in cui costruire il proprio nido . Marco quindi torna a Lerici , si crea una famiglia e insieme alla moglie inizia a gestire uno stabilimento balneare . Nel 1991 finalmente esce auto pubblicato “Il cuore del profeta e poi a breve distanza di tempo la seconda sua fatica letteraria “Un ordine irreversibile”. Ho usato l’avverbio finalmente perché credo che il panorama editoriale italiano avesse necessità di un autore così, semplice e immaginifico ad un tempo. Un autore che mostra di credere nella letteratura d’evasione, che alla domanda come mai in Italia si legge poco risponde in maniera chira e forte :

Perché – e parlo da lettore – la presunzione di molti scrittori del dopoguerra li ha portati alla convinzione di essere dei Verga o dei Pirandello con la diretta conseguenza che il loro “verismo” familiare fosse capace di interessare il mondo. Nel contempo ci vergognavamo di chi scriveva per far sognare o per intrattenere, arrivando a chiamare Emilio Salgari, Emile Salgarì alla francese…”

Di quest’autore mi piace anche ricordare :

La sua partecipazione in qualità di tutor al premio “Goliardia Sapienza” Sarebbe come dire ,anche chi si diverte sa essere impegnato

E, cosa non secondaria sotto il profilo pubblico, la nomina nel 2008 a Commendatore “per aver contribuito alla diffusione della letteratura italiana all’estero”






permalink | inviato da fullhappy il 24/11/2013 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il romanzo di avventura e la rivalutazione di Salgari
post pubblicato in come le ciliegie , il 23 novembre 2013


Come genere letterario, si sa, il romanzo d’avventura nasce nel XVII secolo

     

Si tratta d opere arcinote come Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, oppure I Viaggi di Gulliver (1726) scritti dall'irlandese Jonathan Swif . Con l’avvento delle idee luministiche questo tipo di letteratura entrò presto in crisi e riuscì a vivacchiare accettando di contaminarsi con la nativa satirica ed allegorica. Nel secolo successivo con l’avvento del romanticismo e soprattutto del positivismo questo genere di romanzi ebbe nuovo impulso prendendo la strada del romanzo storico e del romanzo scientifico, fino a diventare un pilastro della cultura popolare, guadagnandosi folle di seguaci estasiati e fanatici . La critica invece si manteneva spesso distante da questa letteratura e dai suoi eroini così strenuamente contro la quotidianità e la banalità della vita reale , impegnati a mascherarne la crudeltà sottile e non dichiarata. Queste letture ampliano i confini del libero arbitrio, spronano a costruirsi un proprio destino, rendendosi amico l’ignoto e accettando di sperimentare nuove possibilità, nuovi stili di vita.
Già in questi primi esordi, i personaggi di fantasia si dibattono incerti e affamati di successo in sfide che parlano ai loro cuori, con vicende situate spesso ai confini delle terre conosciute, in lande desolate o in mari perigliosi. Si affermano anche le prime rivisitazioni delle ere preistoriche e dei mondi perduti. Talvolta prevalgono le ambientazioni esotiche che solleticano i sensi e offrono la tentazione di paradisi artificiali, con un’idea di felicità che sempre esce vittoriosa nel paragone con il reale pure ottimisticamente orientato all’utilità del progresso e delle scoperte scientifiche. I lettori si accorgono ben presto che ad essere indagato più e ancora prima della realtà esterna è il microcosmo interiore di questi personaggi ,le loro contraddizioni, le loro paure ancestrali . Per questo non si meravigliano troppo se in alcune opere atipiche autori come R.L.Stevenson si avventurano e anticipano temi ancora estranei alle scienze ufficiali. Si pensi al tema del doppio in Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde( 1886). Oppure se autori come H. G. Wells creano personaggi geniali come il suo Dottor Moreau e si interrogano su problemi etici che si svilupperanno con forza nella realtà storica del secolo successivo.
In Italia l’interprete indiscusso del romanzo d’avventura è certamente Emilio Salgari. Egli si affaccia sulla scena letteraria nel 1883, in origine collaborando al giornale della sua Verona “La Nuova Arena” in qualità di commentatore degli eventi politici internazionali e quindi come critico teatrale. Sempre in quell’anno il giovane Salgari si tempra come scrittore dedicandosi ad un racconto orientaleggiante “ Tay See” da cui poi avrà origine il romanzo breve” La rosa del Dang Ciang” e a due romanzi di appendice “La Tigre della Malesia” e “La favorita del Mahdi”. 
    
Durante la sua carriera che si snoda in quasi trent’ anni di duro lavoro Salgari creò più di ottanta opere, sempre se non si contano i numerosissimi racconti. La sua popolarità fu soprattutto dovuta all’affetto dei giovani lettori. Ciò ne decretò il confinamento appunto nella letteratura di genere e la costante sottovalutazione della critica letteraria. Le cose non cambiarono molto per Salgari neppure quando riuscì a svincolarsi della clausola di esclusiva con l’editore Donath e passò a collaborare con Bemporad. Quando egli pose fine alla sua vita, il 25 aprile 1911, si rivolse sprezzante ai suoi editori “spezzando la penna “.
Tuttavia la sua non fu una vita di stenti. Piuttosto l’autore fu assillato dalla volontà di mantenere un decoroso rispetto borghese per sé e per i suoi cari. Furono gli eventi privati a piegarlo definitivamente, in particolare l’allontanamento forzato dalla moglie che morirà ricoverata in manicomio.
Dal punto di vista strettamente letterario, oggi , sempre di più, dopo la rivalutazione degli anni ’70, è stato riconosciuto lo spessore e la serietà professionale di quest’autore
Come efficacemente si legge nella pagina a lui dedicata dal Consorzio pro loco della Valpolicella ,
“ Egli aveva vissuto ai margini della cultura ufficiale, ma non ne era estraneo. Le sue prove letterarie erano in sintonia con il mondo che lo circondava. Aveva una formazione positivista, era l’interprete più importante del dilagante orientalismo italiano che coinvolgeva autori come Edmondo De Amicis e Gabriele D’Annunzio. Era un vorace lettore e un autore originale che, sin dagli esordi, si era posto in relazione con il grande romanzo d'avventura moderno…
Era un uomo di cultura. Conosceva la geografia, le scienze naturali e la storia come pochi altri. Disegnava egli stesso le carte su cui tracciare i percorsi dei suoi eroi e curava meticolosamente ogni dettaglio (trame, ambienti, nomi, personaggi) prima di iniziare una nuova avventura sulla carta. Nelle biblioteche di Verona e Torino utilizzava repertori, dizionari, enciclopedie, atlanti e carte geografiche. Leggeva riviste di viaggi dal forte sapore esotico: dal popolarissimo “Giornale Illustrato dei Viaggi” dell’editore Sonzogno al raffinato “Giro del Mondo” pubblicato da Treves. I diari, le memorie, i reportages, le lettere di viaggiatori, esploratori, militari e missionari erano preda del suo insaziabile desiderio di conoscere” .

Sarà proprio detto consorzio che nel 2006 istituisce Il premio letterario Emilio Salgari con l’intento di valorizzare la letteratura contemporanea d’avventura e far riscoprire la Valpolicella - terra veronese dove egli trascorse gli anni dell’adolescenza e dalla quale trasse ispirazione. A poca distanza di anni, in occasione del bicentenario della morte, si evidenziano una serie di pubblicazioni
 (biografie, romanzi e saggi ) che hanno dato nuovo lustro a “capitan Salgari” e alle sue opere

Prossimamente su questo Blog….
                                                                                                                
Recensione del libro “ La voce del destino “ di Marco Buticchi vincitore della quarta edizione del Premio letterario Emilio Salgari



permalink | inviato da fullhappy il 23/11/2013 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
torno a scrivere su questo blog
post pubblicato in eccomi a voi , il 16 novembre 2013


Con quasi un anno di ritardo torno ascrivere su questo Blog. Molte sarebbero le ragioni, altrettante le scuse e gli alibi. Preferisco guardare avanti. Ho in mente di ricominciare con voi questa piccola avventura. A presto 



permalink | inviato da fullhappy il 16/11/2013 alle 8:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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