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Ospiti- 1/2014 Cinzia Luigia Cavallaro

Ciao, bene arrivata e grazie mille per la tua disponibilità . I lettori di “Ospiti, Gente che viene, Gente che torna” ti conoscono principalmente attraverso il breve post a te dedicato sul blog. Vuoi presentarti ?

Sono una scrittrice con all’attivo il romanzo Sogno Amaranto e le raccolte poetiche Kairós e Dies Natalis. Inoltre, ho partecipato a pubblicazioni collettive sia narrative che poetiche. La scrittura poetica è stata presente nella mia vita fin dall’infanzia, mentre quella narrativa è arrivata nella giovinezza, precisamente dopo aver studiato lingua e letteratura inglese a Londra. Ho lavorato molti anni come traduttrice, un’ottima palestra linguistica, fino a quando ho deciso di dare fiducia e forma alla mia personale voce. Prima della scrittura, già dalla fanciullezza, la lettura è stata una presenza quotidiana; sono sempre stata una forte lettrice e anche questo è un aspetto che considero fondamentale nel mio percorso verso la scrittura.

La tua è una voce molta poetica anche quando decidi di scrivere in prosa. Come hai sviluppato questo tuo stile così personale? Che cosa ti ha aiutato di più ad uscire dall’anonimato e ad esprimere la tua voglia di scrivere?

Riguardo alla prima domanda posso dirti che credo nelle contaminazioni letterarie, quindi il mio amore in primis per la poesia, sia letta che composta, ha trovato una via per fondersi con la scrittura narrativa; ritengo dunque questa “prosa poetica” un’espressione naturale perché dentro di me convivono entrambi gli aspetti. Rispetto invece alla seconda domanda, posso solo dire che c’è un percorso di autoconoscenza e crescita anche nella creatività di uno scrittore, o almeno così è stato per me. Dopo tanto scrivere solo per il piacere di farlo, scatta qualcosa: una spinta interiore che ti fa osare e, credendoci fortemente, si arriva a condividere attraverso la pubblicazione i propri scritti.

Che rapporti mantieni con il mondo dell’editoria? Come sei riuscita a pubblicare la prima volta?

Il mio romanzo è stato pubblicato nel 2010 e tante cose sono cambiate nel mondo dell’editoria. Vi sono ora realtà che allora non esistevano ancora, o erano comunque in fase embrionale. L’idea che mi sono fatta del mondo editoriale italiano è quella di una realtà molto variegata, perciò foriera delle più svariate possibilità, ma anche piuttosto confusionaria. Lo scrittore che decide di avventurarsi nel mondo dell’editoria dispone di mappe imprecise e in continuo mutamento, o almeno questa è stata la mia esperienza. Ora che sto lavorando ad altri progetti, ci penso spesso e francamente al momento non saprei risponderti. Le strade sono tante, ognuno può scegliere quella che meglio risponde ai propri progetti ed esigenze di un particolare momento e testo preciso. Non so se ricorrerò all’editoria tradizionale o quella digitale, mentre lascio l’auto-pubblicazione come ultima alternativa. Infine, la prima pubblicazione è stata Kairós pubblicata da Giraldi Editore; come spesso e comunemente si fa, ho selezionato un certo numero di editori e l’ho scelto fra altri perché qualcosa da dentro mi diceva che era quello giusto per quel libro. E così è stato anche per gli altri due libri. Non è facile spiegare, bisogna osare e crederci fermamente.

Quanto importante è per te essere letta? Come riesci a intrattenere rapporti con i lettori, ritieni utili i social Book Network?

È importante ma non fondamentale. Intendo dire che si scrive per essere letti ma, se si ama veramente e profondamente la scrittura, si scrive prima di tutto per l’esigenza della scrittura in quanto tale e non per essere letti a tutti i costi. I social book network sono utili insieme ai social network in una duplice veste, infatti in entrambi si possono creare alleanze spontanee per progetti di scrittura personale e/o collettiva e, nel contempo si possono trovare nuovi lettori e/o entrare in contatto con chi ti ha già letto. Ritengo che quest’ultima evenienza sia una delle cose più emozionanti che possano capitare ad uno scrittore, perché lo scambio, sebbene in modo virtuale, con una persona che ti contatta dopo aver letto il tuo libro è fondamentale per crescere e per motivarsi come scrittore.

Che cosa vuoi dire della tua pagina su Facebook, quali soddisfazioni ti dà ? Mi ha anche molto colpito su questa pagina il post “Bruciate i libri” che in realtà riprende quanto pubblicato in proposito sul tuo blog …

La mia pagina Facebook è una pagina pubblica che funziona in sinergia con il mio blog www.wordsinprogress.it e trasversalmente anche con il mio sito www.cinziacavallaro.it Inoltre, è un contenitore dove condivido eventi ed iniziative che mi riguardano sia direttamente che indirettamente. Su questa pagina quindi condivido sempre i miei post pubblicati sul blog, come quello citato nella tua domanda che è nato dopo aver appreso e meditato sulla notizia relativa alla libreria Ubik di La Spezia. Ma come si può notare visitandolo, i post sono diversificati e dunque tratto svariati argomenti, suddivisi in più categorie non puramente letterarie, ma sempre con un nesso con la scrittura.

Ci vuoi parlare di “Distopia. Reportage poetico sullo sfacelo italiano ?”

Distopia è stato un bel progetto, nato da un’idea del poeta Michele Delpiano  

del quale ho curato  recentissimamente la prefazione della sua nuova raccolta poetica, fresca di stampa, intitolata Il primo sole. Michele non è solo un promettente giovane poeta, ma anche un vulcano di idee. Nel caso di Distopia l’argomento era il nostro paese e la sua decadenza politica e sociale. È una raccolta poetica in formato e-book scaricabile gratuitamente a questo link ; il titolo Distopia è stato scelto proprio perché il suo significato è più efficace e preciso di quello dell’inflazionata parola crisi. 

Hai un “buon retiro” un luogo prediletto che per te è fonte di ispirazione?

L’ho avuto per un certo periodo, ma ora non più. In alcuni momenti sento la mancanza di uno studio tutto mio, fisicamente staccato dalla mia abitazione, dove comunque ho un angolo creativo dedicato alla scrittura. Nel tempo ho tuttavia capito che il luogo ispiratore non è precipuamente fisico ma bensì mentale, interiore, ragion per cui devo e posso scrivere ovunque e in qualsiasi momento, se lo voglio. Questo è normale per la scrittura poetica, almeno per me, ma con il tempo è diventato possibile anche per quella narrativa.

Hai sempre dichiarato il tuo rapporto speciale con la lettura: “Ma anche e soprattutto la lettura non mi hai abbandonato.” Vuoi parlarcene? Che cosa ti porti dietro, per esempio della tua esperienza alla Biblioteca Civica di Bernareggio ?

Riprendendo quanto già anticipato nella mia risposta alla tua prima domanda, sono profondamente convinta che la scrittura vera può solo arrivare dalla lettura, una lettura attenta e continuativa: unico modo per capire come è costruito un testo, conoscere vari stili per forgiare il proprio e capire cos’è un corpo narrativo, base dalla quale partire per dare forma ai propri scritti. Infine, l’esperienza come presidente della Biblioteca Civica di Bernareggio risale al 1983, dunque molto tempo fa. È un ricordo molto caro e la ritengo un’esperienza fondamentale, non per la scrittura in quanto tale, ma per la voglia di trasmettere cultura; questo per gli scrittori di oggi è un aspetto molto importante, in quanto spesso si deve organizzare e presenziare a presentazioni del proprio libro o altri eventi culturali. Quindi, posso concludere che mi ha lasciato una conoscenza necessaria e spendibile sulla lunga distanza nella fase di promozione dei miei libri.

Il tuo “Sogno amaranto è stato definito sul web “un fine canto d’amore”. Ti ritrovi ?

Certo che mi ritrovo. Ma ci tengo a precisare, come spesso è stato detto e scritto anche da altri, lettori e critici, che solo apparentemente è un romanzo d’amore. In esso infatti confluiscono molti aspetti della natura umana che vanno ben oltre la sfera sentimentale. È sostanzialmente un viaggio interiore e una fotografia disincantata dei rapporti di coppia contemporanei.

Il libro è ambientato a Londra, una città in cui hai vissuto per ben cinque anni. Perché questa scelta? Quanto è importante il substrato autobiografico in questa tua opera?

Il libro è ambientato a Londra ma, come già detto nella risposta precedente, è principalmente un viaggio interiore, dunque potrebbe essere ambientato ovunque, in quanto questa città fa solo da sfondo. La scelta di questa ambientazione non ha quindi nulla di autobiografico e neppure la storia narrata in quanto tale; per contro è altrettanto vero che qualsiasi scritto è in qualche modo autobiografico, dato che qualsiasi storia narrata passa attraverso il vissuto e l’inconscio dell’autore, ma non dico nulla di nuovo nell’affermare questo.

Nel tuo Blog ti dichiari amante dell’arte, della natura, del cinema e del teatro. Come coltivi questi tuoi interessi ?

L’arte e la musica sono stati presenti nella mia vita famigliare fin dall’infanzia, sia perché mio padre suonava il violino e dipingeva (come tuttora fa pressoché quotidianamente), sia perché mi è stato trasmesso l’interesse per la pittura, le mostre, i musei, l’opera, la musica classica ma non solo, il ballo, le passeggiate in montagna e le albe e i tramonti marini che spesso ho visto ritrarre su tela, il cinema e il teatro e infine aggiungerei la fotografia. Cerco di coltivare questi interessi compatibilmente con gli impegni e il tempo a disposizione, fermo restando che, dopo gli affetti famigliari, la scrittura viene prima di tutti.

Prima di lasciarci, ti va di dedicarci , un aforisma, una tua poesia, o una tua pagina di prosa?

Sono alla ricerca di una collocazione editoriale per due mie raccolte poetiche già complete perciò, in via del tutto eccezionale per me, vi dedico una brevissima poesia inedita che fa parte della silloge inedita Mirabilia Dei.

Contemplazione

Ogni disgrazia

è una benedizione

se il cuore è pieno

di contemplazione.

E grazie davvero delle tue domande, del tempo e dello spazio che mi ha dedicato!

Pubblicato il 20/1/2014 alle 2.22 nella rubrica ospiti.

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